mercoledì 15 novembre 2017

Maria Letizia Bonaparte, la prima principessa ribelle del Novecento

Dimenticate Caroline e Stephanie di Monaco o Maria Olympia di Grecia: se un secolo fa ci fossero stati tabloid e social, la reginetta sarebbe stata lei, Maria Letizia Bonaparte, nipote di re Vittorio Emanuele II d'Italia per parte materna (era suo nonno) e dell'imperatore Napoleone Bonaparte per parte paterna (era suo prozio). La storia tende a tramandarci principesse e regine morigerate e severe, dedite alla preghiera e alla carità, sostanzialmente infelici a causa del sacrificio fatto nel nome della dinastia e di mariti mai all'altezza. Così quando si ha davanti una principessa che ha vissuto, si è divertita, ha scandalizzato, si rimane spiazzati e divertiti.


Maria Letizia Bonaparte è tornata d'attualità grazie alla riapertura del Castello di Moncalieri (TO), in cui ha a lungo vissuto, prima di morirvi, il 25 ottobre 1926. E allora scopriamola, questa principessa ribelle, come l'avrebbero immediatamente definita i magazines di oggi, anche per contrapporla alla principessa triste, che sarebbe stata sua madre, Maria Clotilde di Savoia, religiosa, pia e severa, sposata a quello sciupafemmine, ateo e disincantato, di Napoleone Giuseppe, figlio di Girolamo Bonaparte.

Maria Letizia (ma lei preferiva la grafia francesizzante Laetitia) nacque il 20 dicembre 1866 a Parigi e si divise tra la Parigi disinvolta dei salotti e la Torino severa della Corte sabauda sin dai primi anni di vita. Che si sentisse più parigina che torinese fu presto chiaro: sin da giovanissima iniziò a mostrare un carattere allegro e vitale, aveva un corpo morbido e femminile e non faceva niente per nasconderlo, anzi, amava i vestiti sensuali, le scollature e i gioielli che le valorizzavano. Chissà cosa dev'essere stato per lei, quando, caduto l'Impero, la principessa Maria Clotilde e il principe Napoleone decisero di separarsi e le toccò seguire la madre, in Piemonte. Si trasferirono al Castello di Moncalieri, alle porte di Torino. Maria Clotilde riprese a dedicarsi alle opere di carità, Maria Letizia, nel fiore dell'adolescenza, iniziò a guardarsi intorno. Era una delle principesse più effervescenti d'Europa, poteva essere ottimo strumento per i tradizionali matrimoni dinastici e quando fu l'ora si decise di sposarla a Emanuele Filiberto, suo cugino ed erede del Ducato d'Aosta. Ma le cose andarono diversamente e se ci fossero stati già allora i tabloid britannici o i forum dei royal watchers, su Internet!

Su Maria Letizia aveva messo gli occhi lo zio Amedeo, il Duca d'Aosta in persona, che fu re di Spagna per un paio d'anni e che aveva mantenuto il lutto per troppo tempo, dopo aver perso la sua Rosa di Torino, la principessa Maria Vittoria dal Pozzo della Cisterna, bellissima e pure lei pia, caritatevole e tendente al bigotto, morta a 29 anni di tisi; si era dedicato all'educazione dei loro tre figli, ancora in tenera età, Emanuele Filiberto, che sarebbe poi diventato Duca d'Aosta (e avrebbe sposato la bella Helene d'Orleans), Vittorio Emanuele, conte di Torino, e Luigi Amedeo, Duca degli Abruzzi. Ormai 41enne, con i figli cresciuti, per Amedeo era l'ora di prendere di nuovo moglie e la scelta cadde sulla vivace e prorompente nipote 21enne. La notizia del matrimonio tra zio e nipote non fu accolta bene da re Umberto I, nipote del primo e cugino della seconda: non solo i vent'anni di differenza d'età, ma anche la consanguineità, in una famiglia che non brillava per ampliare gli orizzonti dei propri matrimoni e si rivolgeva sempre alle Infante di Spagna, alle arciduchesse d'Austria o alle principesse francesi, finendo per sposare regolarmente cugine, possibilmente di primo grado; soprattutto re Umberto era preoccupato per il carattere troppo vivace e spesso insofferente di Maria Letizia, che non amava il rigore della corte, che guardava troppo i giovani ufficiali e che preferiva scappare dal protocollo sulla sella dei suoi cavalli, per spensierate cavalcate che poco si addicevano a una principessa sabauda. Ma i fidanzati non mollarono e matrimonio fu.

Ma durò solo un paio d'anni, il tempo di mettere al mondo Umberto, a cui lo zio/cugino sovrano diede il titolo di Conte di Salemi. Amedeo perse la vita, a soli 45 anni, per una broncopolmonite contratta nel Portogallo, dove era stato spedito ad assistere al funerale del nipote, re Luis II. Vedova a 24 anni, con tutta la vita davanti, Maria Letizia non si perse d'animo, ma non si sposò più. Era bella, giovane e apprezzata, brillante e colta, reginetta dei salotti della Belle Epoque e lasciava dietro di sé profumi di languidi ufficiali e amori leggeri. Ci fossero stati un Instagram o un Facebook nei primi anni del Novecento, chissà cosa ci avrebbe raccontato. Intorno ai 50 anni, quando qualunque donna del suo tempo avrebbe nascosto gli specchi di casa, si innamorò di un ufficiale di una ventina d'anni più giovane, con cui frequentava i circuiti delle amatissime corse automobilistiche (una principessa del primo Novecento che segue i Gran Premi dell'epoca con una passione che Charlene di Monaco non sa neanche fingere, ma non è incantevole?), si dedicava alle amate cavalcate nella collina torinese e non si nascondeva mai, tra il prediletto Castello di Moncalieri e l'antica capitale sabauda. Rimasero insieme fino alla morte di lei, nel 1926, e fu lui, l'ufficiale dal nome sconosciuto, a ereditare i suoi beni (il Conte di Salemi era morto nel 1918, a soli 29 anni, colpito, come migliaia di persone in quegli anni, dalla spagnola).

Se cercate di Maria Letizia, troverete aggettivi poco gentili come scapestrata, svitata, incontrollabile, ribelle, perché una donna che vive la propria vita senza farsi incasellare e senza preoccuparsi dei pregiudizi del suo tempo è sempre pericolosa e da condannare, affinché a nessuna venga in testa di imitarla. No, Maria Letizia non era una morigerata dama costretta alla carità e alla preghiera dal bigottismo e dall'ipocrisia che ha sempre accompagnato l'educazione delle principesse di sangue reale, già solo per questo merita tutta l'ammirazione. Se andate a visitare il Castello di Moncalieri, un pensiero indulgente per lei, prima principessa ribelle del Novecento.

Le foto di Maria Letizia, dal web.


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