lunedì 25 settembre 2017

Nasce la Fundación Sandretto Re Rebaudengo Madrid, nel Matadero

Ho appena ricevuto questo comunicato dalla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, che mi rallegra molto, come torinese, come donna e come amante della Spagna, della sua cultura e della sua preziosa lingua. Appena ho letto che Patrizia Sandretto Re Rebaudengo aprirà una nuova sede della sua Fondazione a Madrid e le motivazioni per cui lo farà (Madrid capitale d'Europa con canali privilegiati verso Latinoamérica, quando lo capiremo, in Italia?), ho pensato alla baronessa Carmen von Thyssen, che sta aprendo in Spagna sedi in diverse città, per condividere quadri e opere della sua prestigiosa collezione.

Non lo faccio mai, perché non mi piace essere portavoce di Musei e Fondazioni e preferisco raccontare il mio punto di vista, essendo questo il mio blog, ma è una cosa così bella, c'è così tanta passione nelle parole di Patrizia, che non posso non riportare integralmente il suo comunicato. Sarà un piacere, tornando a Madrid, visitare un pezzo così prestigioso d'Italia e di Torino (il Matadero è uno straordinario posto di fermenti e contaminazioni d'arte, collocato nei pressi del Madrid Río, all'interno di un'area sapientemente riqualificata lo scorso decennio).

In bocca al lupo, di cuore, alla Fundación Sandretto Re Rebaudengo Madrid e a Patrizia Sandretto!


Oggi è un giorno molto importante per me, il giorno della conferenza stampa che dà ufficialmente inizio alla Fundación Sandretto Re Rebaudengo Madrid, alla presenza di Manuela Carmena Castrillo, Sindaca di Madrid, e di Chiara Appendino, Sindaca di Torino, nella bellissima Cineteca del Matadero di Madrid.
La nuova Fundación aprirà nel 2019, negli spazi della Nave 9, uno degli edifici del primo Novecento del Matadero, il Centro de Creación Contemporánea aperto nel 2006 dall’Ayuntamiento di Madrid.
Più di vent’anni di esperienza a favore dell'arte contemporanea mi hanno portato a compiere questo passo, mossa dal desiderio di ampliare la sfera d’azione dell’istituzione che ho costituito nel 1995, portandola nel contesto di una grande metropoli europea. Mi piace pensare che l'istituzione che porta il mio nome e quello della mia famiglia abbia da oggi tre case, legate da una filosofia chiara e unitaria, ma caratterizzate ciascuna da una propria fisionomia: Palazzo Re Rebaudengo a Guarene d’Alba, tra le colline del Piemonte; il Centro di Torino, sorto nel 2002 in un quartiere protagonista di quel dinamico e decisivo processo di trasformazione in atto negli ultimi decenni nella mia città; la sede di Madrid che sarà situata nel cuore di un vero e proprio laboratorio di creazione multidisciplinare. Queste tre dimensioni si armonizzano con le vocazioni dell'arte attuale: la sua capacità di muoversi tra località e globalità, di interpretare i sentimenti di prossimità e di vicinato, di declinare la relazione con il paesaggio naturale e urbano e, nello stesso tempo, di riflettere sui macro cambiamenti e le emergenze del presente.
La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, a Guarene e a Torino, insieme alla Fundación di Madrid danno vita a una nuova costellazione, disegnano una nuova geografia che realizza concretamente un'idea di Europa basata sulla reciprocità fra luoghi, comunità, saperi e culture. Il sogno di aprire una nuova fondazione mi ha portato in questi anni a visitare molte città e numerosi spazi. Ho scelto Madrid perché considero la Spagna la mia seconda patria e perché lo spagnolo è una lingua che conosco bene e che mi è molto familiare. Ho scelto Madrid perché è una grande capitale globale e perchè è un ponte verso la cultura latino-americana, una scena in crescita, che guardo da tempo con molta attenzione.
La Collezione Sandretto Re Rebaudengo – che ho avviato nel 1992 – avrà un ruolo importante nella nuova Fundación. La mia Collezione ha sempre avuto un carattere aperto, dinamico: è alla base della nascita della Fondazione e in questi suoi venticinque anni ha viaggiato in tutto il mondo. Questa è una stagione molto felice per la Collezione: secondo una linea consolidata, sto curando il rapporto con il territorio e continuo a farla conoscere sulla scena internazionale. In novembre, cinquanta opere della mia raccolta saranno esposte nella mostra
Come una falena alla fiamma - curata da Tom Eccles, Mark Rappolt e Liam Gillick - nata dalla nostra collaborazione con le OGR, il nuovo Centro della Fondazione CRT che inaugurerà i suoi spazi a Torino il 30 settembre. Sempre in ambito locale, abbiamo avviato un altro progetto importante, aprendo un dialogo con il Comune di Venaria Reale, cui è già seguita una serie di sopralluoghi, con il fine di individuare uno spazio per esporre in permanenza una parte della Collezione e organizzare mostre. In primavera la Collezione sarà in Cina, al Rockbund Art Museum di Shanghai.
Nella sede di Madrid, la Collezione sarà presentata per cicli di opere che riallestiremo periodicamente, offrendo ai visitatori un percorso nell’arte contemporanea degli ultimi decenni, attraverso opere di artisti internazionali, datate tra il 1990 e il presente.
La Fundación sarà soprattutto un centro espositivo, dedicato alla ricerca e alla produzione di nuove mostre e di nuove opere. In linea con la nostra filosofia, avrà al proprio interno i luoghi deputati all’attività del Dipartimento educativo, della mediazione culturale, della formazione specialistica e delle residenze per artisti e curatori. Ho affidato la concezione dei suoi interni all’architetto David Adjaye (tra i suoi progetti recenti ricordiamo il Smithsonian Insitute National Museum of African American History and Culture a Washington DC voluto fortemente da Barak Obama), in collaborazione con l’architetto spagnolo Arturo Franco. Ho invitato gli architetti a lavorare su un’idea di luogo ospitale, pensato per le opere e gli artisti, per i pubblici, le scuole e le famiglie coinvolte nelle visite e nei laboratori. Come già nelle altre due sedi della Fondazione, il principio dell’accessibilità sarà applicato attraverso l’assenza di barriere sia fisiche che culturali.
Nel 2002, il Centro di Torino della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo ha aperto le porte dopo un processo di collaborazione fra pubblico e privato, un processo pilota che non aveva molti precedenti in quegli anni.
Nel 2017, il progetto per l'apertura della Fundación Sandretto Re Rebaudengo Madrid si colloca analogamente nella sfera di una stretta collaborazione con il Pubblico. Nel settembre del 2015, dopo aver visitato gli spazi del Matadero, sono entrata in contatto con il Comune di Madrid, candidandomi per la concessione della Nave 9. Sottoposto alla Sindaca di Madrid, Manuela Carmena Castrillo, il progetto è stato ufficialmente accolto, tramite il Coordinatore generale del Comune di Madrid, Luís Cueto, nel febbraio 2016. Da quella data è iniziata la negoziazione con il Comune di Madrid, con l’obiettivo condiviso di arrivare a una concessione demaniale della durata di 50 anni, in cambio della ristrutturazione e della successiva attuazione di un progetto culturale di carattere espositivo, educativo e di ricerca, centrato sulle diverse espressioni artistiche contemporanee. La concessione è stata formalizzata l’8 settembre scorso con un decreto firmato congiuntamente dalla Sindaca e da me.
La Fundación Sandretto Re Rebaudengo Madrid è stata costituita nel gennaio 2017. La Fondazione italiana e la Fondazione spagnola saranno accomunate da missioni, obiettivi, metodologie e buone pratiche; saranno legate da una traiettoria disegnata giorno per giorno dall’arte contemporanea. Con il mio progetto, spero anche di poter contribuire a quel processo di internazionalizzazione in uscita che è una delle linee su cui la mia città, Torino, sta giustamente puntando.
Il lavoro da fare, prima dell’inaugurazione, è ancora molto lungo. Oggi, in occasione della conferenza stampa ufficiale, consentitemi di essere felice e orgogliosa per aver portato, con la nuova Fundación Sandretto Re Rebaudengo Madrid, un po' di Torino a Madrid.



Il Campus Aldo Moro, aperto alla città e con vista sulla Mole Antonelliana

Accanto a Palazzo Nuovo, in via Sant'Ottavio, c'è da decenni uno spazio vuoto, piazzale Aldo Moro, causato dalle distruzioni della Seconda Guerra Mondiale; per decenni è stato utilizzato come parcheggio da personale e studenti dell'Università, ma da qualche mese è diventato il cantiere di un nuovo Campus universitario, l'Aldo Moro. Un campus aperto alla città, formato da tre palazzine, in cui troveranno posto nuove aule, residenze per studenti, negozi convenzionati e un parcheggio sotterraneo da 600 posti, distribuiti su tre livelli e utilizzabili sia dall'Università che dal pubblico, in parte con box privati.


Il progetto delle tre palazzine ha diversi elementi di interesse, al portare l'architettura contemporanea in un'area storica e all'ombra, è proprio il caso di dirlo vista la vicinanza, della Mole Antonelliana. Ed è proprio nel rapporto con il contesto che il complesso Aldo Moro risulta convincente: le sue facciate verso via Sant'Ottavio e via Verdi si inseriscono armonicamente nelle altezze e nello stile degli isolati adiacenti, senza per questo tradire lo spirito dell'architettura contemporanea. Diverso è il rapporto con il tradizionale isolato torinese, chiuso sul perimetro dagli edifici e con un grande spazio interno adibito a cortili o bassi fabbricati: il Campus Aldo Moro approfitta della vista della Mole Antonelliana, quasi incombente e per questo spezza la continuità della costruzione per realizzare al suo interno diverse piazze aperte anche al pubblico. Questi 'tagli' all'interno dell'isolato permetteranno di vedere la Mole Antonelliana dalle tre palazzine, che è sempre un bel vedere.


Le facciate su via Verdi (sin) e all'angolo tra via Verdi e via Sant'Ottavio

I nuovi edifici avranno tetti coperti a giardino, segno più visibile dell'attenzione alla sostenibilità e al risparmio energetico dell'intervento: i tetti a verde sono infatti isolanti termici, assorbono l'acqua e controllano gli sbalzi di temperatura. Ogni palazzina avrà un ruolo diverso. La palazzina A, situata nella parte più interna dell'isolato, è alta tre piani e ospiterà anche servizi commerciali convenzionati; nella palazzina B, a forma di L con un braccio affacciato su via Sant'Ottavio, ci saranno le residenze per gli studenti, per un totale di 80 posti, e locali a uso commerciale; nell'edificio C, infine, collocato accanto a Palazzo Nuovo e formato da due corpi uniti da un corridoio trasparente, ci saranno gli uffici, sei nuove aule, per un totale di oltre 800 posti, e spazi e servizi per gli studenti. Il progetto degli spazi interni del complesso prevede ambienti ampi e flessibili, così da poter essere modificati in base alle esigenze didattiche.


La presenza di spazi commerciali nelle palazzine animerà le piazze interne: i locali verranno assegnati ad attività selezionate in base alle esigenze degli studenti e del quartiere, di qui, dunque, uno scambio di rapporti con i residenti. Ed è qusto uno degli elementi di interesse del progetto: un Campus universitario non chiuso in se stesso, ma aperto alla città, sia nei servizi (i locali commerciali) sia nei percorsi (le piazze interne).

Il progetto costa oltre 80 milioni di euro, di cui 7,5 forniti dall'Università di Torino. Le palazzine dovrebbero essere consegnate all'Università a novembre 2019.


domenica 24 settembre 2017

La Transumanza a Pont Canavese: tutte le cose da fare!

Settembre, andiamo. È tempo di migrare. Ora in terra d'Abruzzi i miei pastori lascian gli stazzi recita la poesia forse più famosa di Gabriele D'Annunzio, di sicuro una delle più citate e studiate al liceo. Nelle valli canavesane la transumanza arriva nel weekend 30 settembre-1° ottobre 2017 e il ritorno delle greggi è una vera e propria festa.


A Pont Canavese (TO), ci saranno tante iniziative e tanti eventi, pensati soprattutto per i più piccoli, che vivono il passaggio degli animali come una magia. Sabato 30, alle ore 15, nel Salone Polivalente, ci saranno laboratori per immaginare la Transumanza con l'uso di creta, legno, formaggio: quali i personaggi, quale il loro passaggio? I bambini potranno scatenare la loro fantasia.

Il 1° ottobre ci sarà la Transumanza sin dalle ore 10, con il passaggio delle mandrie nelle strade cittadine. Negli intervalli, si potranno visitare il Museo Etnografico, le Torri Medievali, gli antichi portici della cittadina, con tour in carrozza; si potrà, soprattutto, approfittare del mercatino dei produttori locali, con i formaggi del Gran Paradiso, e gustare i piatti a base di polenta, accompagnati dal vino locale(e non solo, a disposizione dei turisti anche il menù della Transumanza, con polenta, formaggio, cioccolata e la tradizionale Baloca, la polenta del margaro). Sono previsti anche balli e canti del gruppo folk La Fenix d'Oc. Anche per questa giornata c'è un programma pensato per i bambini: al Parco Mazzonis, Fienoland, con le rotoballe, i balot e una piscina di fieno è la principale attrazione per i più piccoli, insieme alle passeggiate in asinello per Pont Canavese. Alla Torre Tellaria, infine, ci sarà la possibilità di avvicinare le mucche al pascolo e scoprire le curiosità sulla vita d'alpeggio, sulla mungitura e sui formaggi.

La Transumanza di Pont Canavese ha un bel sito web, con tutte le informazioni, sia sul programma preparato sul weekend, sia sui pacchetti turistici pensati soprattutto per le famiglie, www.latransumanza.it.


sabato 23 settembre 2017

Elena ed Emanuela: vorremmo i nostri OrtiAlti sui tetti di scuole e garage

La mia curiosità per gli orti alti è nata qualche anno fa, dopo aver visto il documentario Ortiloquiando, del documentarista torinese Dario Cicchero, su youtube (ne avevo parlato molto tempo fa, in uno dei primissimi post di Rotta su Torino, quando era ancora un'idea e non un blog regolarmente aggiornato). Quando, grazie all'orto sui tetti delle Fonderie Ozenem, ho scoperto OrtiAlti, il bel progetto che stanno portando avanti le architette Elena Carmagnani ed Emanuela Saporito, ho pensato che prima o poi avrei dovuto parlare con loro: mi piace che uniscano architettura e verde a partecipazione e solidarietà, mi piace che siano due donne a lavorare duro per dare all'architettura un respiro innovativo nel modo di ripensare le città e le loro aree inutilizzate. E, dopo aver chiacchierato con loro, posso dire di aver amato la loro passione, la loro idea di architettura e alcune risposte non convenzionali che riconoscerete?


Elena Carmagnani ed Emanuela Saporito (sin) e Our secret garden (ds)

- Come nasce il vostro interesse per il rapporto tra architettura e natura?
Elena: "Nasce grazie a Our secret garden, l'orto realizzato qui sopra, sui tetti dello Studio 999, in cui lavoro. Quando abbiamo pensato che potevamo creare uno spazio a verde sulla soletta di cemento del tetto piano, ho fatto un corso da Legambiente e in un certo senso è stato divertente: ero l'unica che aveva un tetto come area da trasformare in orto, per cui c'è stato un po' di panico generale per le problematiche da risolvere, tutte nuove e mai pensate prima. Di lì, ho approfondito le mie conoscenze e mi sono appassionata, fino a OrtiAlti"
Emanuela: "A me hanno sempre interessato i processi di trasformazione urbana, in particolare le pratiche di trasformazione partecipativa, in cui la comunità ha un ruolo attivo. Non ho mai creduto all'architetto demiurgo che spiega come abitare, ho sempre avuto un approccio più attento alle tematiche socio-politiche, per cui ho approfondito gli anni 70, con i loro modelli di auto-organizzazione e auto-costruzione nei processi urbani, con l'architetto al servizio del fruitore finale, l'abitante. Avendo questo approccio, è stato naturale interessarmi agli spazi verdi, interpretandoli come luoghi di partecipazione e accoglienza; rispetto agli altri luoghi, l'orto presenta anche la produzione, che è occasione di socializzazione"

- La vostra esperienza pilota è stato l'orto alto sui tetti delle Fonderie Ozanam. A più di un anno dalla sua inaugurazione, passato perciò il tempo delle emozioni, cosa avete amato di più di quell'esperienza?
Emanuela: "Tutto quello che abbiamo imparato. È stato davvero un'esperienza che ci ha arricchito professionalmente, perché ci ha messo alla prova con le difficoltà amministrative, che possono sembrare anche banali, ma come si registra un orto sui tetti, dato che non esiste ancora la tipologia? È stato un lungo lavoro con i funzionari del Comune, per arrivare a una definizione. Poi c'è stata la piantumazione, l'ortoterapia per i giovani tossicodipendenti che nell'orto hanno trovato un'occasione di riscatto, siamo riuscite a coinvolgere due cooperative sociali. Abbiamo attivato così tante progettualità diverse, attente alla partecipazione e al sociale, che è la cosa che oggi mi è piaciuta di più".
Elena: "Mi è piaciuto l'opportunità che rappresenta. È stato un piccolo intervento, la creazione di un orto sui tetti, ma intorno si sono mosse tante realtà, ci sono tanti tasselli che sono andati al loro posto, dando notorietà a un edificio che nessuno conosceva prima, dando opportunità ai ragazzi che vi lavorano adesso e creando buone occasioni. Un piccolo intervento ha fatto tanto"


L'OrtoAlto di Le Fonderie di Ozanam

- Se poteste scegliere, libere da vincoli di fattibilità e qualunque difficoltà, dove vorreste vedere un OrtoAlto?
Elena: "Mi piacerebbe su una scuola, non faccio nomi perché c'è l'imbarazzo della scelta. Vorrei un orto coltivato dai bambini insieme agli abitanti, pensando al nuovo modello di scuola civica che si apre al quartiere"
Emanuela: "Sui tetti dei garage di Torino. So che avrei dovuto citare qualche bel palazzo noto o magari il tetto della Fiat Mirafiori, perché no?, ma penso a tutti quei quartieri costruiti negli anni 60 e 70 con i box in bella vista: come sarebbe più gradevole il panorama, per chi abita lì, se i box fossero coperti da orti!"

- È difficile realizzare un OrtoAlto, sui tetti di Torino? Ai torinesi non piacciono?
Elena: "Non è questione di piacere, ci hanno contattato tante volte, perché molto interessati: l'idea dell'orto sul tetto in sé piace e affascina. Il problema sono gli ostacoli, che sono di due ordini, amministrativo ed economico. La realizzazione di un orto sui tetti ha ovviamente i suoi costi, per le impermeabilizzazioni, la terra, la sicurezza. E se si è in un condominio bisogna passare attraverso le assemblee di condominio, dove in genere i progetti si arenano causa mancata unanimità. Per i privati le cose sono più semplici"

- Progetti futuri, dopo Ozanam e Or-TO, davanti a Eataly del Lingotto?
Elena: "Dopo l'Or-TO, c'è stato il vigne-TO: Eataly ha saputo dare vivacità a un piazzale che prima nessuno considerava e che adesso è diventato luogo di socializzazione; ci saranno altre cose nei prossimi mesi, insistendo sulla stagionalità dei prodotti. È appena partito l'orto di Leroy Merlin, a Torino Nord, che è stato un progetto lungo ed emozionante, avendo coinvolto anche i residenti: molte famiglie hanno realizzato il proprio orto prendendosene cura sin dall'apporto della terra. Adesso c'è un progetto anche con Carrefour, a Nichelino"


Il Vigne-TO davanti a Eataly, al Lingotto

- Ritorna quello che dicevate, che sui tetti dei condomini è complicato. Sono coinvolti grandi marchi, anche internazionali, e presentate sempre progetti di partecipazione
Emanuela: "Sì, la partecipazione è uno degli elementi essenziali degli OrtiAlti e questi marchi hanno spazi, risorse e un interesse per il verde, considerato come valore aggiunto e spazio di socializzazione, anche per la loro immagine"

- Voi parlate molto di partecipazione e di inclusione ed è sempre più frequente vedere progetti di architettura pensati con questa formula. Perché, secondo voi, l'architettura sta riscoprendo la partecipazione nelle grandi trasformazioni?
Emanuela: "Concorrono varie ragioni, secondo me. Prima di tutto c'è la crisi della professione, che ha costretto molti architetti a riposizionarsi e a fare un bagno di realtà, perché l'epoca delle archistar è finita. È cambiato anche il mercato, sono cambiati i committenti: le amministrazioni pubbliche non hanno più le risorse disponibili fino al decennio scorso, la partecipazione di cui si parlava all'epoca era più strumentale che reale. La committenza attuale è molto più varia, può essere il terzo settore, che promuove processi di trasformazione, possono essere gruppi di cittadini per il recupero di un'area dismessa, il progettista è uno degli attori che partecipano alla trasformazione. Questo significa tante cose, che devi cambiare la tua mentalità, che devi acquisire nuovi saperi, non solo l'architettura, ma anche il fundraising e la comunicazione, per esempio, sono sfide nuove, che possono spiazzare, ma sono anche estremamente affascinanti, per le opportunità che offrono e per la responsabilità sociale dell'architetto".

- Come si lavora in due, dovendo pensare a progetti e dovendo mettere insieme idee diverse?
Elena: "Bene, la cosa bella della nostra collaborazione è che non perdiamo mai i pezzi del lavoro dell'altra. C'è la divisione dei ruoli data dalle predisposizioni e inclinazioni personali, ovviamente, ma nessuna si concentra solo sui problemi che deve affrontare e sa sempre quello che sta facendo l'altra, non è una cosa così scontata da ottenere, ma è quello che rende facile lavorare insieme".

OrtiAlti ha un sito web (da cui sono tratte le fotografie non @rsto) ed è anche su Facebook.


venerdì 22 settembre 2017

Le Giornate Europee del Patrimonio a Torino e dintorni

L'Unione Europea promuove dal 1991 le Giornate Europee del Patrimonio, che quest'anno si terranno il 23 e 24 settembre (domani e dopodomani) e che aprono ai cittadini i luoghi della cultura, siano patrimonio archeologico, artistico, architettonico, storico, cinematografico o teatrale. Il tema scelto dal Ministero dei Beni Culturali per il 2017 è Cultura e natura (gli hashtag di riferimento, per i social, sono #culturaenatura e #GEP2017). A Torino e dintorni partecipano in tanti a quest'iniziativa, con aperture straordinarie, visite guidate ed eventi appositamente preparati.


Vi avevo già parlato di Disegniamo la Cultura, il progetto che coinvolge i Musei del Polo Museale del Piemonte (a Torino, Palazzo Carignano e Villa della Regina e in regione i Castelli di Agliè TO, Racconigi CN, Serravalle d'Alba CN, il Forte di Gavi AL e l'Abbazia di Vezzolano AT) e che invita a disegnare i loro angoli esterni con un concorso e una Giuria che valuterà i lavori arrivati. Qui vediamo le altre proposte delle due Giornate. Tra gli altri eventi del Polo, a Villa della Regina strada Comunale Santa Margherita 79), il 23 settembre, alle ore 18, una visita guidata a 1 euro, mentre il 23 (ore 11 e 15) e 24 settembre (ore 11) propone una visita guidata nei luoghi preziosi e meno noti della residenza, solitamente chiusi al pubblico. Al Museo del Risorgimento (via Accademia delle Scienze 5), il 23 settembre, alle ore 15.30, una visita guidata gratuita (ma con registrazione in biglietteria 15 minuti prima della partenza) sulla nascita e lo sviluppo del pensiero scientifico. Nell'ambito dei Reali Sensi, il Castello di Agliè presenta il 23 settembre alle ore 15, la visita guidata I menù del Re, con le tradizioni culinarie e l'arte di presentare i cibi ai tempi dei Savoia.

Il Museo Egizio (via Accademia delle Scienze 6) aprirà le porte straordinariamente sabato 23 settembre dalle ore 18.30 alle ore 23 alla tariffa unica di 5 euro, mentre al Museo del Cinema (via Montebello 20/A), sabato 23 settembre, ingresso a 1 euro dalle ore 20 alle 23, con una visita guidata alla mostra Bestiale! Animal film stars (ore 20, 5 euro a persona da aggiungere al biglietto, prenotazione obbligatoria fino a esaurimento posti dal sito www.museocinema.it, info tel 011 8138564/65.

I Musei Reali propongono due giorni di iniziative speciali: il 23 settembre, alle ore 15 e 17, in Galleria Sabauda, Tanto bella da sembrare viva. La Venere di Botticelli, un laboratorio per le famiglie; alle ore 16, a Palazzo Reale, una visita sensoriale per le famiglie: Animale, vegetale o minerale? I regni della Natura nella casa del re; alle ore 20,30, in Galleria Sabauda, una visita guidata, e, alle ore 21, un Concerto di musica antica: liuti e percussioni nel Medioevo. Il 24 settembre si inizia a Palazzo Reale, alle ore 16, con la visita per famiglie Animale, vegetale o minerale? I regni della Natura nella casa del re; alle ore 17, in Galleria Sabauda, una visita con il restauratore, Se il museo fosse un bosco.

I Musei della Fondazione Torino presentano visite guidate speciali, tutti il 23 settembre alle ore 16.30. Al Borgo e Rocca Medievale, ingresso a 1 euro (alla Rocca) e visita guidata a 5 euro, per conoscere con una guida sia il Borgo che la Rocca. A Palazzo Madama (piazza Castello), La natura non ha confini, che ha come filo conduttore la natura presente nelle opere d'arte e nei giardini del Castello; al MAO (via San Domenico 11) il titolo della visita è Natura e arte presso le antiche corti islamiche e alla GAM (via Magenta 31) Attraverso la natura. In tutti i casi, ingresso ai Musei 1 euro più 5 euro per le visite, mentre le prenotazioni vanno fatte all'email prenotazioniftm@arteintorino.com.

Apertura straordinaria a 1 euro anche al Museo del Risparmio (via San Francesco d'Assisi 8/a), con la proiezione di alcuni video storici sul risparmio (ore 20-23). Il 23 settembre, la Fondazione Merz (via Limone 24) propone apertura fino alle ore 22 con ingresso a 1 euro a partire dalle 19; il 24 settembre, apertura ore 11-19 con visite guidate alla mostra Massimo Bartolino. Four organs, in particolare all'opera di Mario Merz L'acqua, fa e protegge, disfa ma spinge fa crescere le piantagioni immense della bellissima Ninfea Cornea Speciosa, che sottolinea il rapporto arte/natura, centrale nella poetica di Merz.

L'Auditorium Vivaldi (piazza Carlo Alberto 3) della Biblioteca Nazionale apre il 23 settembre alle ore 21 con il concerto spettacolo Scusami Chopin e il 24 settembre alle ore 17 con la presentazione del libro di Bruna Bertolo Maestre d'Italia, alle ore 21, il docu-film I colori del cielo, con interviste alle genti di Calabria. Il 23 e 24 settembre, dalle ore 15 alle 22.30, la mostra L'obiettivo di John Phillips sul mondo. Dalla guerra alla nascita della Repubblica italiana. Fotografie 1937 – 1946.

A Pino Torinese, il Planetario di Torino (via Osservatorio 30), numerosi eventi speciali con i seguenti orari, validi per entrambi i giorni: ore 15.30 Back to the Moon, ore 16.15 Meraviglie dell'Universo, ore 17.00 Black Holes. A caccia di Buchi Neri, ore 18.15 La vita segreta delle stelle, ore 19.00 Stelle di Atlantide. Alle ore 16 (e domenica anche alle 17.30, visita guidata gratuita all'Osservatorio Astrofisico).

Nei dintorni di Torino, ci sono da segnalare le iniziative del Castello di Rivoli, che propone le visite alla collezione permanente Un taglio contemporaneo, Capolavori della Collezione permanente, e la personale dedicata ad Anna Boughiguian, la prima grande retrospettiva a lei dedicata. A San Secondo di Pinerolo (TO), il Castello di Miradolo apre straordinariamente il Parco fino alle 23; ci sono anche i tradizionali cestini da picnic, preparati dall'Antica Pasticceria Castino di Pinerolo e in distribuzione nella Caffetteria del Castello previa prenotazione: i cestini sono preparati per picnic serali, dalle ore 19 alle ore 23, così da scoprire l'ora in cui il giorno si addormenta e la vita notturna prende il sopravvento (prenotazione dei cestini obbligatoria all'email prenotazioni@fondazionecosso.it o al tel 0121 502761, 12 euro cestino adulti, 8 euro per i bambini, da aggiungere al prezzo del biglietto d'ingresso). Il 23 settembre, alle ore 17.30 è prevista la visita guidata Romantici tramonti, con una guida naturalistica (6 euro a persona, prenotazione consigliata), mentre domenica 24, alle ore 17, gli studenti del Liceo Porporato di Pinerolo conducono una passeggiata letteraria, (Di)versi riflessi. La poesia come specchio di un'esistenza in cammino (prenotazione consigliata, visita compresa nel prezzo del biglietto).