lunedì 19 febbraio 2018

Una Torino policentrica? da Utopian Hours qualche suggerimento

Può essere Torino una città policentrica? Una città, cioè, non legata solo al centro storico, ma capace di rendere attrattivi anche gli altri quartieri? In questi anni, ci hanno provato sia a nord che a sud: le nuove destinazioni d'uso delle fabbriche di Barriera di Milano, diventate centri di cultura e di intrattenimento (Museo Ettore Fico, Docks Dora, Parco Peccei, EDIT, ecc), i parchi e i nuovi centri del lavoro e di intrattenimento a Mirafiori Sud (il Parco Colonnetti, il Parco lungo il Sangone, la riconversione dell'area Fiat Mirafiori), con risultati che il futuro potrà raccontarci meglio, ma che sembrano incoraggianti.

Torino dall'alto Museo Ettore Fico a Torino
Torino dal grattacielo Intesa San Paolo (sin) - Museo Ettore Fico, in Barriera di Milano (des)

I partecipanti a Utopian Hours, il Festival di Torinostratosferica, dedicato alla Torino che potrebbe essere, senza porre limiti all'immaginazione, hanno analizzato anche questo aspetto della città. Una Torino che sappia vivere non solo in centro e che sappia mettere in contatto i suoi diversi quartieri. La Fondazione per l'Architettura continua a fare una sintesi delle proposte e vengono fuori cose interessanti, che aiutano a disegnare la città del futuro. Come rendere più attraenti i quartieri meno centrali? Pensiamo alle Vallette, a Mirafiori Sud, alla Falchera, i più periferici di tutti: sarebbero più interessanti con una maggiore presenza di esercizi commerciali, magari di piccola scala, i cosiddetti negozi di quartiere, insomma, dovrebbero proporre un intrattenimento di qualità, che andrebbe dunque stimolato con politiche ad hoc, dovrebbero garantire diversi tipi di servizi, che non obblighino a spostarsi, sarebbero più attraenti e capaci di attrarre con opere d'arte urbana (e mi immagino l'arte urbana convivere con i grandi casermoni degli anni 60 e anni 70 che caratterizzano questi quartieri: una sfida interessante per qualunque artista chiamato a stabilire il legame e il confronto).

Non solo. Il rapporto centro-periferia sarebbe inesistente senza un sistema di trasporti efficiente. E qui chi ha partecipato (e partecipa) a Utopian Hours, con le sue proposte senza pensare alla fattibilità, si è davvero scatenato. I trasporti dovrebbero essere sia di superficie che sotterranei. In superficie, i controviali diventano protagonisti come infrastrutture dolci, tra pedoni e piste ciclabili: queste ultime, poi, hanno un protagonismo assoluto per chi immagina che siano costruite sopra i grandi viali e le vie della città, per renderle più veloci e più sicure. Mi sono immaginata la S-Bahn di Berlino, lo ammetto, ma, a questo punto, più bella l'idea di una monorotaia che colleghi il Lingotto alla zona Barca, il nord e il sud di Torino, praticamente, partendo da Italia 61 (la monorotaia di Italia 61!), servendo anche la collina e il centro storico, per arrivare poi all'estremo nord cittadino (sarebbe anche un bel servizio turistico!). La metropolitana andrebbe potenziata e ovviamente messa in collegamento con il sistema di superficie e le linee ferroviarie del passante. Sorprese anche per il trasporto privato: un centro senza SUV e con una ZTL di 8 ore diurne, con il potenziamento del trasporto collettivo.

La Torino policentrica migliorerebbe anche la fruizione delle proprie piazze e dei propri parchi, immaginandone un uso sia creativo che lavorativo: il wifi libero e gratuito sarebbe un ottimo invito per riscoprirli e viverli meglio. E poi una vocazione per la vita notturna, con piccoli club in grado di attirare i più giovani e far vivere loro la notte torinese attraverso musica e chiacchiere. Del resto, tante band italiane affermatesi negli ultimi decenni sono nate qui, nell'underground torinese. Gli stimoli sono tanti, chissà che non ne venga qualcosa che indichi una direzione anche nella revisione del Piano Regolatore che in questi mesi si sta preparando.


sabato 17 febbraio 2018

Maurizia Cabbia: con Shamur, il valore aggiunto del made in Italy nella maglia

A novembre, c'è stata a Torino la prima edizione di Talent House, uno spazio gentile e accogliente organizzato da Stefania Manfrè e Rossella De Palo, per presentare i marchi emergenti torinesi; da appassionata knitter non potevo rimanere indifferenze alle proposte di Shamur, il brand di Maurizia Cabbia, che esalta la maglieria e l'artigianato, grazie a disegni originali e filati dai colori naturali e rigorosamente made in Italy (spesso in Biella). Mi piace il nome del marchio, che evoca suggestioni esotiche, mi piace il lavoro di Maurizia, proporle un'intervista è stata la naturale conseguenza.

Shamur Maurizia Cabbia Shamur Primavera 2018
Maurizia Cabbia (sin) - Shamur per la primavera 2018 (des)

- Sei laureata in Architettura: il passaggio alla moda come è avvenuto?
Sono sempre stata appassionata di moda, da bambina creavo i vestitini delle bambole, una certa creatività, insomma, l'ho sempre avuta. Credo che poi Architettura mi abbia dato un metodo: mi ha insegnato a sviluppare il progetto, dall'idea allo svolgimento e alla sua fattibilità. Nella moda è la stessa cosa, tu hai un'idea e poi la devi strutturare, verificare quanto sia fattibile, renderla concreta e metterla a confronto con i canoni e le esigenze del mercato.

- Il lavoro vero e proprio nella moda quando è iniziato?
Dopo la laurea. Ho cominciato a viaggiare, sono stata in India e mi sono entusiasmata per i suoi colori e le sue stoffe; sono stata tante volte e ho iniziato a fare piccole cose per me o da vendere alle amiche, in un ambito molto piccolo. In questo modo, ho iniziato a fare le mie esperienze: la conoscenza delle stoffe, gli abbinamenti dei tessuti e dei colori, ma anche il sistema di produzione; ho iniziato a proporre progetti alle aziende italiane presenti in India, sono stata responsabile di prodotti dei campionari, mi sono creata una base di esperienze e di conoscenza del mercato che mi sono poi servite quando ho creato Shamur.

- Shamur, che ha un suono che evoca l'Oriente!
Vero? Mi piace molto anche per questo, ma in realtà è l'unione del nome del cane che avevo e che purtroppo non c'è più Sasha (Maurizia è una grande appassionata di cani, al nostro appuntamento è arrivata con la sua lupa, Atena, che è rimasta disciplinatamente al suo lato per tutto l'incontro) e il mio, Maurizia. È venuto fuori Shamur, che ha queste suggestioni orientali che anche tu hai notato. A chiudere il cerchio ho scoperto anche che in ebraico significa conservato. È un nome che mi identifica molto.

Shamur Primavera 2018 Shamur Primavera 2018
Dalla collezione Primavera 2018 di Shamur

- Perché i filati e la maglia?
Dopo aver viaggiato per tanti anni in India e aver lavorato tra India e Italia, ho deciso poi di fermarmi in Italia e ho iniziato a lavorare per una cooperativa sociale, che tra i suoi interessi aveva anche la moda; ho iniziato a lavorare come stilista con loro e a un certo punto mi hanno chiesto di realizzare qualche capo in maglia. Da lì, ho iniziato a cercare artigiani, maglieriste, fornitori, mi sono appassionata alla ricerca e al lavoro della maglia, che trasforma un filato in un capo d'abbigliamento. Mi piace molto valorizzare i nostri prodotti, non solo i filati, che compro a Biella, ma anche l'artigianato e i lavori che si stanno perdendo. Il valore aggiunto di Shamur è che è tutto fatto in Italia: collaboro con laboratori a Torino, nel Milanese e in Puglia, dove fanno anche le maglie fatte con i ferri, i ricami, tutto fatto a mano. Penso che il valore aggiunto, in un mercato così concorrenziale come quello della moda, oggi siano la qualità e la creatività.

- A proposito di creatività, cosa ti ispira?
La notte. Viaggio, passeggio, penso, ma è di notte che le idee prendono forma. Mi immagino i modelli, butto giù il disegno e poi le maglieriste provano a realizzarlo e a dare forma al modello che ho immaginato.

- Quando disegni a chi pensi? C'è una donna che hai in mente?
Sì, penso a un tipo di donna che sono io, di fatto uso spesso i capi che disegno per Shamur. Propongo uno stile chic-casual che mi rispecchia. Le mie creazioni vestono le donne di tutte le età, dai 40 in su, non faccio maglie per le ragazzine, che magari si rivolgono a Zara e compagnia. Disegno maglie importanti, oltre all'aspetto estetico valorizzo anche la qualità, che dev'essere capita e apprezzata, anche il prezzo è diverso e per questo mi rivolgo a una donna adulta, che sa scegliere e distinguere la qualità.

Shamur Primavera 2018 Shamur Primavera 2018
Dalla collezione Primavera 2018 di Shamur

- Come vestono le torinesi?
Le torinesi vestono bene, hanno stile, ma non osano. Arriva l'autunno e passiamo al nero, blu e grigio, mentre un tocco di colore è bello, dà luce, mette allegria.

- Dove ti piacerebbe vedere Shamur tra 10 anni?
La verità? Mi piacerebbe avere finalmente quella struttura di laboratori, web e tutto il necessario, che mi permetta di occuparmi solo della parte creativa. Per ora sono una piccola realtà artigianale, in cui gestisco tutto da sola, è difficile, è faticoso, mi piacerebbe avere una struttura più grande e spero di riuscire a costruirla, piano piano.

Shamur ha un sito web www.shamur.it, dove trovate l'elenco dei negozi torinesi e italiani in cui sono in vendita i capi del marchio, ed è anche su Facebook e su Instagram.


A colazione da Gaudenti 1971, adesso anche in piazza Carlo Felice

Gaudenti 1971 raddoppia e, dopo aver riportato alla vita gli spazi che furono di Peyrano, in corso Vittorio Emanuele II 76, ha appena aperto un secondo locale in piazza Carlo Felice 29, contribuendo a restituire vivacità ai portici della piazza (a poca distanza ci sono la Lego, Diathlon, Scarpe&Scarpe, tutti nuovi arrivati). Sono stata invitata alla colazione con cui il locale è stato inaugurato, ho ritrovato vecchie conoscenze che è sempre piacevole rivedere e tra una chiacchiera e l'altra mi sono guardata intorno.

Gaudenti 1971 piazza Carlo Felice Gaudenti 1971 piazza Carlo Felice

Azzurro e crema sono i colori predominanti dello spazio, non ampio, ma ben arredato, con una saletta di tavolini di legno e poltroncine di velluti azzurri al fondo del lungo rettangolo, più intimo e silenzioso per quattro chiacchiere. Trasparenze, specchi e luce contribuiscono a dare l'impressione di ampiezza: il bancone è una lunga e luminosa vetrina che esalta i colori delle pizzette e delle focaccine su un lato e delle numerose varietà di brioche, di tortine e di dolcetti di produzione propria. Ho preso un bicchiere di latte bianco (ebbene sì, oltre a non bere alcolici non bevo neanche il caffè), con una piccola brioche e un assaggio di tortine e pasticcini. Prima cosa che posso dire: ci sono solo due dolci di cui sono golosa e per i quali fatico a controllarmi, i candelaus della Sardegna paterna e gli chantilly della mia sabauda città. Gli chantilly di Guadenti, con la panna compatta e dolce al punto giusto, sono tra i migliori che ho provato ultimamente. Tra le torte, la Torta Gaudenti, con biscotto di cioccolato e mandorle e mousse al cioccolato caramellato, che si immagina benissimo anche per un pomeriggio di tè e confidenze.

Gaudenti 1971 piazza Carlo Felice Gaudenti 1971 piazza Carlo Felice

Da Gaudenti tengono molto alla filiera produttiva, controllata sin dall'origine degli ingredienti e si sente nei sapori. Pane, pizze e focacce sono lavorati con il lievito madre, che richiede tempi di produzione più lunghi, ma anche una consistenza più leggera e meno pesante per la digestione; la prova è anche il pane, che ha una fragranza e una morbidezza generalmente dimenticati.

Bello che i nuovi caffè che aprono a Torino siano così attenti alla produzione artigianale e valorizzino sapori e ingredienti della tradizione, senza rinunciare alla ricerca e alla contemporaneità. Un locale in cui tornare con calma, per godersi sapori e conversazioni: alle vetrine ci sono ancora tante tortine e brioche da provare! E se amate il caffè, Gaudenti 1971, usa le miscele di Vergnano, la più antica torrefazione italiana, nata nel 1882 a Chieri, a pochi passi da Torino, ça va sans dire.

L'orario di apertura del locale è tutti i giorni, dalle 7.15 alle 19.30.


venerdì 16 febbraio 2018

Il raffinato Settecento di Da Piffetti a Ladatte, al Museo Accorsi-Ometto

Da Piffetti a Ladatte – Dieci anni di acquisizioni alla Fondazione Accorsi-Ometto, la mostra che il Museo di via Po 55 ha appena inaugurato, non intende essere una mostra autocelebrativa, assicura Luca Mana, che insieme al presidente Giulio Ometto l'ha curata. Eppure girando nelle sale che la ospitano, alcune delle quali finalmente restituite al loro aspetto originario (e quanto sono più belle e significative, senza i pannelli delle mostre precedenti!), il pensiero va proprio all'autocelebrazione, che il Museo Accorsi-Ometto merita e si merita.

Da Piffetti a Ladatte alla Fondazione Accorsi Da Piffetti a Ladatte alla Fondazione Accorsi

Nato per far conoscere al pubblico lo straordinario patrimonio di arredi e di opere d'arte posseduto da Pietro Accorsi, in questi anni ha voluto continuare lo spirito collezionistico del celebre antiquario sotto la guida di Giulio Ometto, che ha continuato ad acquistare oggetti e arredi di grande valore, storico e artistico; un lavoro di ricerca nel mercato dell'arte che ha permesso di riportare in Piemonte oggetti e capolavori finiti anche all'estero. La mostra è affascinante, un vero e proprio inno al Settecento, con raffinatissime porcellane, siano della manifatture europee o dell'epoca Qing, e con mobili realizzati dal più famoso degli ebanisti piemontesi, Pietro Piffetti. Tra questi ultimi spicca una scrivania in legno e avorio, con il monogramma VA, che fa pensare sia stata realizzata per il principe Vittorio Amedeo Filippo di Savoia, erede al trono amatissimo di Vittorio Amedeo II e morto a soli 16 anni; Luca Mana svela, durante la visita in anteprima, che i Savoia tendevano a riciclare i mobili, quando non a crearli ex novo con pezzi provenienti da altri mobili, in modo che niente andasse sprecato: che la scrivania del giovane principe sia stata lasciata intatta e sia arrivata a noi, è segno del grande affetto nei suoi confronti. Di Pietro Piffetti ci sono anche due altri mobili, una consolle da muro e una mensa ottagonale decorata da una raggiera di coralli in avorio colorato.

Da Piffetti a Ladatte alla Fondazione Accorsi Da Piffetti a Ladatte alla Fondazione Accorsi

Nella cartella stampa, c'è un articolo di Luca Mana, che sottolinea come sia difficile per gli italiani comprendere il valore di un Museo di Arti Decorative, quale è il Museo Accorsi. Mi piacciono alcuni passaggi, che vi propongo: Lo studio delle arti decorative, "fino a non molto tempo fa, era ritenuto più un argomento da antiquari che da storici dell'arte. Colpevole l'atteggiamento di diffidenza che si è sempre avuto nei confronti di tutto ciò che non avesse, per forza di cose, implicazioni di carattere intellettuale. Considerati 'semplici' elementi di arredo, i mobili, le porcellane e le maioliche non sono mai stati ritenuti davvero importanti. Tra i colpevoli di ciò c'è sicuramente l'insegnamento scolastico che, codificato, così come lo conosciamo, in epoca fascista, ha sempre prediletto una lettura gerarchica dell'arte, parziale e settoriale nel modo di presentare il nostro enorme patrimonio culturale". Si studiano i capolavori architettonici o pittorici di Raffaello, Tiziano o Giulio Romano e "poco importa che gli stessi artisti qui nominati abbiano anche disegnato vasi o saliere, oggetti il cui uso pratico era nobilitato dal loro estro creativo. Tutto ciò ha ovviamente favorito, a lungo andare, il mercato dell'arte nazionale e internazionale nel quale si sono riversati, a partire soprattutto dall'Ottocento, oggetti e arredi importanti, finiti, nei migliori dei casi, nei più blasonati musei del mondo, nel peggiore, invece, persi nei meandri del collezionismo privato". Dal Museo Accorsi, l'instancabile lavoro di recupero degli oggetti e degli arredi, per riportarli a casa, in Piemonte, in una sede prestigiosa, inseriti in un contesto che ricrea le atmosfere per le quali sono stati creati.

Da Piffetti a Ladatte alla Fondazione Accorsi Da Piffetti a Ladatte alla Fondazione Accorsi

Da Pifetti a Ladatte è occasione di numerosi appuntamenti organizzati al Museo Accorsi. Dal 10 marzo al 12 maggio 2018, tre conferenze alle ore 17, tutte a ingresso libero fino a esaurimento posti, a cura degli storici dell'arte della Fondazione Accorsi-Ometto: Il 'gusto Accorsi': collezionare tra fascino e passione (10 marzo 2018); Lavoro per il re. Artisti di corte e manifatture nell'Europa del Settecento (21 aprile 2018); Dimmi dove ti siedi e ti dirò chi sei. Le differenze dei modelli di arredo nei ceti sociali (12 maggio 2018).

Anche le tradizionali Conversazioni d'arte a cura della storica dell'arte Anna Maria Cavanna daranno grande spazio ai temi della mostra: si terranno alla domenica alle ore 10.30, il biglietto costa 14 euro, ridotto 10 euro, per i possessori della tessera Abbonamento Musei 6 euro. Dopo le conferenze, da Abrì, Alchimie di sapori, in via Po 57, si potrà pranzare con una specialità appositamente studiata per l'occasione dallo chef del locale (prenotazione obbligatoria tel 011 837688 int. 5). Questo il calendario delle Convesazioni: Preziosi ritratti in miniatura da Rosalba Carriera a Jean-Baptiste Isabey a Jean-Étienne Liotard: funzione e significati (25 febbraio 2018); Scene galanti e allegorie nella pittura e nelle arti decorative tra Barocco e Rococò (25 marzo 2018); Dimore signorili tra Settecento e Ottocento: arredi, oggetti ornamentali e rituali della vita di società (15 aprile 2018); Suggestioni dell'esotismo nel secolo dei Lumi: porcellane, papier peints cinesi, padiglioni delle delizie (20 maggio).

Da Piffetti a Ladatte – Dieci anni di acquisizioni alla Fondazione Accorsi-Ometto è al Museo Accorsi, in via Po 55, fino al 3 giugno 2018. L'orario d'apertura è da martedì a venerdì ore 10-13 e 14-18; sabato, domenica e festivi pre 10-13 e 14-19. Il biglietto costa 8 euro, ridotto 6 euro, gratuito per Abbonamento Musei Torino + Piemonte Card e under 12; la mostra con visita guidata (martedì e venerdì ore 11 e 17, sabato, domenica e festivi anche ore 18) 4 euro più biglietto d'ingresso. Tutte le info su www.fondazioneaccorsi-ometto.it.


PerFumum e i suoi appuntamenti: la storia del profumo a Palazzo Madama

Nella Sala Atelier, Palazzo Madama organizza sempre piccole mostre, preziose ed eleganti. Non sfugge alla regola PerFumum. I profumi della storia, appena inaugurata e aperta al pubblico fino al 21 maggio 2018. Duecento oggetti, provenienti da prestigiosi Musei ed Enti culturali (tra loro i torinesi Museo Egizio, MAO Museo d'Arte Orientale, Museo di Antichità, Biblioteca Nazionale, Biblioteca Guareschi del Dipartimento di Scienza e Tecnologia del Farmaco, i fiorentini Museo Nazionale del Bargello, Gallerie degli Uffizi, Museo Bardini e Galleria Mozzi Bardini e il genovese Museo di Sant'Agostino) raccontano l'evoluzione del rapporto con i profumi, dall'Antico Egitto a oggi. Si parte dalla stele di Huy, che mostra un defunto egizio mentre odora un fiore di loto e si prosegue con piccole anfore greche, portaprofumi mediorientali, spargiprofumi di porcellana barocchi e via via fino ai flaconi delle moderne fragranze, dai design sempre più complessi, piccole opere d'arte che cercano di distinguersi nella concorrenza globale (tra i tanti, quelli di Baccarat per Guerlain, Arpège di Jeanne Lavin, Shocking di Elsa Schiaparelli, Diorissimo di Christian Dior, tutti provenienti da collezioni private).

Mostra PerFumum a Palazzo Madama Mostra PerFumum a Palazzo Madama

Il significato dei profumi si è evoluto nel tempo, cambiando di significato, da quello religioso delle prime civiltà, che attraverso profumi e unguenti cercavano un rapporto con gli dei, a quello legato all'igiene fino a quello seduttivo dei nostri anni. È bello che la mostra, curata da Cristina Maritano, conservatore di Palazzo Madama, sottolinei il contributo della civiltà islamica, che, attraverso Costantinopoli, ha fatto arrivare in Occidente le sue conquiste tecnologiche (e i suoi portaprofumo di ottone finemente decorato e di vetro sono tra le opere più preziose della mostra, con un design che potrebbe essere contemporaneo). Preziosi anche i piccoli portaprofumi rinascimentali: ce n'è uno d'oro, rubini e smalto, del tempo di Caterina de' Medici, che portò i profumi in Francia. Ed è da lei, dalla contestata regina italiana, che la Francia apprese a profumarsi e fece dei profumi uno dei suoi più importanti segni di identità nella moda.

Mostra PerFumum a Palazzo Madama Mostra PerFumum a Palazzo Madama

PerFumum propone anche numerosi antichi trattati, che spiegano l'arte profumiera e offrono nuovi ricettari: leggere il latino dei codici miniati è emozionante. Insieme a questa piccola, ma davvero significativa mostra, con tante opere d'arte di ceramica, oreficeria e vetro.

PerFumum. I profumi della storia è a Palazzo Madama, in piazza Castello, fino al 21 maggio 2018. L'orario di apertura è mercoledì-lunedì ore 10-18, chiuso il martedì. Il biglietto è compreso in quello d'ingresso a Palazzo Madama e costa 12 euro, ridotto 10 euro, gratuito per under 12 e possessori delle tessere Abbonamento Musei e Torino + Piemonte Card. Tutte le info su www.palazzomadamatorino.it

Palazzo Madama ha organizzato tantissimi appuntamenti, che faranno di Torino una vera e propria capitale del profumo. Si inizia questo stesso weekend, dal 16 al 18 febbraio e il 7 e 8 aprile 2018, con gli incontri e gli eventi organizzati dall'Associazione Per Fumum anche in altre sedi cittadine. Il programma è il seguente:

16 febbraio 2018
ore 15, Palazzo Madama (piazza Castello)
Bergamotto - L'oro verde della Calabria
a cura del Consorzio del Bergamotto e della Società Capua 1880.
Un percorso visuale/olfattivo attraverso la storia del bergamotto, dai metodi di estrazione all'utilizzo e all'importanza nel mondo della profumeria. Intervengono Rocco Capua e Luca Bocca Ozino.
ore 19, Duomo di Torino, piazza San Giovanni
Ridonami l'incenso. Viaggio e sinestesia tra incenso e musica sacraConcerto per organo a cura del maestro d'organo Filippo Sorcinelli e della soprano Giovanna Donini
ore 20, Qc Terme Torino (corso Vittorio Emanuele II 77)
Profumi di gusto - Esperienza olfattiva, food e mixology in un luogo pieno di magia.
Light Dinner con lo Chef Nicola Di Tarsia (Berbel) e cocktail con il Bartender Walter Gosso (Compagnia dei Caraibi). Evento aperto al pubblico fino ad esaurimento posti. Consigliata la prenotazione (eventitobe.it/tobe/qcterme/)
17 febbraio 2018
ore 10.30, Palazzo Madama
Il mondo affascinante dei sensi
a cura di Lucien Ferrero, maestro profumiere e amministratore della Scuola di Alta Profumeria di Forcalquier.
La declinazione dei 'semplici' 5 sensi nella nuova visione relativa ai 12 sensi. La storia dell’interpretazione dei sensi dalla preistoria ai giorni nostri.
Ore 15, Palazzo Madama
Viaggio nella profumeria moderna e nei suoi capolavori
a cura de l'Osmothèque di Versailles
L'unico museo al mondo ad avere la collezione completa dei profumi originali prodotti dal 1800 ad oggi. Esperti del museo racconteranno il viaggio nella profumeria moderna e nei suoi capolavori, interagendo con il pubblico in un percorso olfattivo storico.
Ore 22, The Mad Dog Social Club (via Maria Vittoria 35A)
Serata mixology
a cura dei maestri di bartending, Oscar Quagliarini e Antonio Parlapiano. Evento aperto al pubblico fino ad esaurimento posti.
18 febbraio 2018
ore 10.30, Palazzo Madama
Un jardin en Méditerranée
a cura di Jean Claude Ellena, profumiere e storico naso di Hermès, che illustrerà il percorso che porta alla creazione di un profumo con riferimento alla sua celebre fragranza Un jardin en Méditerranée.
Ore 15, Palazzo Madama
L'universo della Mixology- Il profumo in un drink
a cura di Oscar Quagliarini e Antonio Parlapiano, bartender di fama mondiale
Interagendo con il pubblico, Oscar e Antonio illustreranno come si può ricreare la piramide olfattiva di un profumo in un cocktail
7 aprile 2018
ore 11, Palazzo Madama
Fiori, profumi e giardini nell'Antico Egitto
a cura dell'egittologa Donatella Avanzo
Un viaggio nel mondo degli odori per gli antichi egizi
ore 15, Palazzo Madama
Casamorati, una storia tutta italiana: viaggio sensoriale nell'epoca delle acque profumate e delle loro materie prime
a cura di Sergio Momo.
8 aprile 2018
ore 11, Palazzo Madama
Comunicare il profumo: parole, immagini e il loro utilizzo nel mondo della profumeria
a cura di Roberto Drago in collaborazione con la Scuola Holden di Torino.
Durante l'incontro verrà presentato anche un racconto scelto tra quelli scritti da studenti della Scuola Holden sul tema Il profumo di Torino, con la possibilità di sentire il profumo ispirato dal racconto
Le conferenze singole a Palazzo Madama costano 12 euro, 2 conferenze 17 euro, 3 conferenze 22 euro, 4 conferente 27 euro, 5 conferenze 32 euro, sei conferenze 37 euro, sette conferenze 42 euro, otto conferenze 47 euro; prevendita alla biglietteria di Palazzo Madama, fino a esaurimento posti disponibili

Vi segnalo anche un breve corso di giardinaggio, dedicato al più profumato e più amato dei fiori, la rosa. Si terrà a maggio, il suo mese, e porterà a scoprire la sua coltivazione e il suo uso in tre settori, l'alimentazione, la cosmetica e la decorazione. Il corso è curato da Edoardo Santoro, responsabile del Giardino di Palazzo Madama, si articola in tre incontri, tutti della durata di un'ora e mezza, dalle ore 16 alle 17.30 e divisi in una parte teorica e una pratica; il costo è di 30 euro (25 euro con Abbonamento Musei), prenotazione obbligatoria entro il 13 aprile (tel 011 4436999, email didattica@fondazionetorinomusei.it). Ecco il calendario:

2 maggio 2018
Le rose botaniche e la raccolta di petali e boccioli
La coltivazione della rosa parte da un buon terreno, un'ottima esposizione solare e dalla conoscenza delle specie botaniche che forniscono molti spunti per mantenere la pianta in buone condizioni. La raccolta dei petali e dei boccioli è il primo passaggio per molti impieghi della rosa in cosmetica.
16 maggio 2018
Le rose antiche e la lo sciroppo alla rosa
Le rose coltivate fino a metà dell'Ottocento sono profumate, ricche di petali e resistenti alle malattie; la riscoperta delle antiche varietà porta l'attenzione su rose perfette per i giardini e i balconi di oggi. Alcune di queste rose sono ideali per cucinare uno sciroppo dolce e aromatico
30 maggio 2018
Le rose moderne e il pot-pourri profumato
Rampicanti e rifiorenti, in miniatura e coprenti, tutti i colori e tutte le forme: queste sono alcune delle innovazioni portate dalle nuove rose che spopolano ormai da quasi duecento anni; affascinanti ma da
conoscere alla perfezione per coltivare la rosa giusta al posto giusto. Il pot-pourri consente di avere sempre in casa un ricordo profumato delle rose.