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martedì 25 aprile 2017

Un aperitivo dagli architetti, con ArchitectsParty

Dal 26 al 28 aprile 2017 (da domani, insomma), 10 studi d'architettura torinesi ospiteranno gli ArchitectsParty, una serata di apertura al pubblico con aperitivo e djset. Organizzati da TOWANT, un'agenzia dedicata all'organizzazione di eventi di architettura in Italia e all'estero, gli ArchitectsParty contano su Premi ad hoc, assegnati dai partecipanti, che potranno votare online, sul sito www.towant.eu, la serata più divertente o l'allestimento più affascinante.

Per appassionati e per il pubblico è un'occasione più unica che rara di entrare in studi professionali generalmente preclusi, alcuni dei quali in location davvero suggestive e per conoscere da vicino la creatività di architetti e designer torinesi.

Il calendario degli ArchitectsParty torinesi è il seguente (gli aperitivi iniziano alle ore 19):

26 aprile 2017
ACC naturale architettura I Arch. Cristiana Catino e Vairano Architettura, via Ancona 1/A
Goodfor, via Lavagna 3A
PlaC, via Parma 29
Studio Baietto Battiato Bianco, via Foggia 40/B

27 aprile 2017
F:L Architetti, corso Re Umberto 10
Italia and Partners, via Alfonso Lamarmora 41
R3Architetti, via Principe Tommaso 50

28 aprile 2017
Point.Architects, via Ormea 99
Studio999, Via Goito 14


Alla Fondazione Merz, le Memorie d'Europa, con gli immigrati

Per questo 25 aprile 2017, Festa della Liberazione, vorrei segnalarvi una piccola mostra scoperta alla Fondazione Merz nei giorni scorsi. È piccola e c'è pochissimo tempo per visitarla, perché chiuderà il 30 aprile, si intitola Corpi attraverso i confini. Memorie dell'Europa di oggi ed è dedicata agli immigrati, a chi lascia la propria terra in cerca di un'altra vita in Europa. Mi sembra che il 25 aprile, festa di speranza, di diritti e di conquiste sia un bel giorno per parlare di speranza, di diritti e di conquiste di chi arriva in Europa in fuga da guerre, povertà, persecuzioni.


La mostra nasce da un progetto di ricerca svolto in Italia e in Olanda e si basa su interviste fatte agli immigrati e sui disegni con cui hanno spiegato i loro viaggi e le loro aspettative. È una sorta di colpo allo stomaco, perché i video presentano volti di persone reali, donne peruviane, giovani algerini, stranieri arrivati in Europa con il loro bagaglio e che raccontano noi, la nostra cultura e le nostre capacità di accoglienza con il loro sguardo. I disegni parlano di aerei presi verso l'incertezza, anche se carichi di speranza, di viaggi attraverso i continenti pieni di paura e verso l'ignoto, di bambini che chiamano casa la nuova terra. Arrivano al cuore perché parlano di sentimenti e non di numeri, sono la prova quantomai necessaria in questi anni così pieni di strumentalizzazione, che qui in Europa arrivano persone, con una storia, con un desiderio, che è quello di sempre, sin dalla nostra apparizione su questo pianeta, vivere in pace e dare un futuro ai propri figli. Passate a visitarla, se non oggi, in uno di questi giorni, perché è un bel modo di celebrare questo aprile che per il nostro Paese fu di Liberazione e per ricordare che chi ha dato la propria vita per liberarci dal nazifascismo aveva in mente un'Italia dei diritti e delle persone. Restiamo umani è sempre un invito valido, il 25 aprile più che mai.


Corpi attraverso i confini. Memorie dell'Europa è alla Fondazione Merz, in via Limone 24, fino al 30 aprile 2017. L'orario d'apertura è da martedì a domenica ore 11-19. Il biglietto costa 6 euro, ridotto 3,5 euro (10-26 anni, over 65, possessori della Pyou Card), gratuito per possessori tessera Abbonamento Musei e Torino + Piemonte Card; comprende anche la mostra dei cinque finalisti del MMPrize. Tutte le info su www.fondazionemerz.org.


lunedì 24 aprile 2017

Verso il Salone del Libro: il SuperFestival, casa comune dei Festival culturali

Il Superfestival è una delle novità più interessanti del nuovo Salone Internazionale del Libro di Torino, dal 18 al 22 maggio 2017 al Lingotto Fiere. Era stato annunciato tempo fa come una sorta di vetrina per i Festival italiani, che promuovono cultura e lettura e che avrebbero avuto al Lingotto uno spazio ad hoc, e oggi un comunicato stampa sul sito del Salone Internazionale del Libro fa il punto della situazione (in attesa della conferenza stampa, in diretta streaming da salonelibro.it, il 27 aprile alle ore 10.30).

 
Nato da un'idea di Gianmario Pilo e Marco Cassini, coordinato dall'eporediese La grande Invasione, il Superfestival ha tra i propri partners alcune delle manifestazioni culturali più prestigiose. Qualche nome? I Boreali e La Milanesiana di Milano, Pordenonelegge di Pordenone, Festival della Comunicazione di Camogli (GE), Women's Fiction Festival di Matera, Marina Café Noir di Cagliari (la lista completa dei Festival partner e ospiti su www.salonelibro.it), una sorta di "itinerario geografico, lungo le provincie italiane, e culturale, in cui trovano spazio ed espressione molteplici discipline, quali economia, letteratura, scienza, comunicazione, poesia, viaggio, cibo, illustrazione, storia e filosofia".

Per il SuperFestival ci saranno circa 200 metri quadrati, all'interno del Salone del Libro, dotati di un'area lounge aperta a tutti, con "divani, tavolini e poltrone dove direttori artistici e organizzatori dei festival, editori, autori, critici, musicisti, giornalisti, sponsor, istituzioni possano incontrarsi, conoscersi, rilassarsi; nell'area business ci saranno tavolini dove fare accordi, presentare programmi, pianificare strategie comuni. È inoltre prevista un'area incontri (circa 40-50 posti), aperta al pubblico, che ospiterà una serie di tavole rotonde e presentazioni dei festival, e dove ogni giorno offriremo un aperitivo per far incontrare i festival con il pubblico e i visitatori del Salone". Ogni Festival porterà inoltre a Torino un proprio ospite di rilievo internazionale, in base alle proprie caratteristiche.

L'idea più intrigante, che forse riflette bene lo spirito di questo nuovo Salone del Libro, nato dopo la fuga delle grandi case editrici a Milano e sostenuto soprattutto dalla volontà non solo della Città di Torino, ma anche delle piccole e medie case editrici che non hanno voluto lasciarlo, è l'attenzione per le manifestazioni più piccole, alle quali è offerta la possibilità di conoscere e farsi conoscere, creare sinergie e nuove opportunità. Ed è questa sorta di parità e di reciproco interesse tra creatori di cultura a rendere il Superfestival affascinante: "Il programma del Superfestival prevede una serie di panel in cui gli organizzatori dei diversi festival avranno l'opportunità di confrontarsi e scambiare esperienze su temi quali la sostenibilità economica, l'impatto sul territorio, le ricadute turistiche,  nonché attraverso focus tematici sulle varie professionalità e funzioni della filiera: autori, organizzatori, sponsor, volontari, scuole ecc. Un vero e proprio gemellaggio in grado di mettere a sistema esperienze, creatività e idee, stimolando l'interesse e il coinvolgimento degli organizzatori anche di manifestazioni più piccole, ma che, pur non inserendo propri eventi in calendario, saranno comunque ospiti del Superfestival con la possibilità di utilizzare la sala dello spazio incontri per presentarsi e raccontarsi sia a un uditorio professionale sia al più ampio pubblico del Salone" spiegano dal Salone del Libro.

E magari è ancora presto per dirlo, ma è questo quello che fa la differenza tra Torino e chi ha lasciato il suo Salone: al Lingotto si cerca la cultura che gira intorno al libro, la passione, la riflessione, chi è andato via cercava probabilmente altro. La cosa bella, se è ancora consentito aggiungerlo, è che Torino ha dalla sua parte sempre la forza delle idee ed è bellissimo che questo Salone stia rinascendo grazie a un direttore pugliese, Nicola Lagioia, e a case editrici di altre Regioni, che hanno resistito alle pressioni e hanno portato idee e determinazione. Sarà un bel 30° Salone del Libro anche per questo.

Il Superfestival ha un proprio sito web, www.superfestival.it.


A giugno, Open House Torino apre architetture chiuse al pubblico

Arriva Open House Torino, un evento nato a Londra nel 1992, e già presente in Italia, a Roma dal 2012 e a Milano dal 2015. L'idea di base è aprire per un finesettimana spazi in genere non aperti al pubblico, così da far scoprire architetture sconosciute e l'uso che ne è stato fatto. Siano case private, uffici o spazi pubblici appena realizzati. Il weekend di Torino Open House è il 10-11 giugno 2017.


Sarà l'occasione per vedere da vicino "l'architettura, il design e l'urbanistica di Torino con particolare attenzione al patrimonio moderno e contemporaneo". All'iniziativa, ancora in fase di organizzazione (manca un mese e mezzo!), hanno già aderito vari spazi che incuriosiscono e meritano di essere scoperti. Vi cito, tra gli altri, il penthouse del Palazzo della Luce, dove sono stati ricavati dieci appartamenti dotati di giardino sul tetto di questo magnifico palazzo (via Stampatori 4), casa Ozanam e OrtoAlto, con un giardino collettivo sul tetto di un'ex fabbrica (via Foligno 14), la Casa Y, che colpisce per l'uso di cemento e vetro, nel paesaggio della collina (Pino Torinese), Casa Oz, che accoglie i bambini malati e le loro famiglie, per dare loro un'atmosfera serena e familiare (corso Moncalieri 262), Spazio R3, uno studio di architettura che esalta l'uso delle impalcature (via principe Tommaso 50d), il Residence Du Parc, con il suo design elegante e la sua luminosità (corso Massimo d'Azeglio 21); e poi appartamenti privati, a San Salvario, in centro, in Cit Turin. Trovate la lista completa degli spazi che saranno aperti (e probabilmente se ne aggiungeranno altri) sul sito openhousetorino.it.

Open House Torino ha bisogno di volontari, per accogliere gli ospiti, per offrire informazioni, per assstere i proprietari degli edifici e degli appartamenti aperti al pubblico. Se siete interessati a lavorare gratuitamente alla realizzazione di questo evento, tutte le info su openhousetorino.it.

Le foto dal sito openhousetorino.it, la prima appartiene a Emprin Jaeger Architetti.


domenica 23 aprile 2017

Cose da vedere a Siviglia, godendosi lo slow tourism

Sono andata a Siviglia la prima volta nel 1999, me ne sono innamorata e da allora ci sono tornata regolarmente, riuscendo a passarci anche vari mesi all'anno. Potrei parlare del suo fascino per ore, per cui ho deciso di scrivere due post: uno dedicato alle cose da vedere e l'altro alle cose da scoprire con calma. La premessa è una sola: sono una fan dello slow tourism e Siviglia va visitata senza considerare il tempo, per lasciarsi incantare dagli scorci inaspettati, per godersi un tinto de verano davanti al Guadalquivir, per prendere quella strada che chissà dove porta.


Il cuore della città, quello da cui consiglio di partire, è la plaza del Triunfo. Qui si trovano i centri del potere sin dai tempi di Isbiliya: da un lato la magnifica Cattedrale che fu Moschea, dall'altra gli spendidi Reales Alcázares, che, grazie alle origini arabe, sono oggi la residenza reale in uso più antica di Spagna. La Cattedrale è la terza chiesa più grande del mondo, dopo quelle di San Pietro a Roma e quella di Saint Paul a Londra, i sivigliani ci tengono e non mancheranno di ripetervelo. Visitarla è sempre impressionante: è una chiesa gotica a cinque navate, con volte altissime sostenute da pilastri grandiosi; al suo interno conserva la tomba di Cristoforo Colombo e un preziosissimo retablo d'oro. Come succede alle chiese andaluse sorte sulle moschee, anche la Cattedrale sivigliana è dotata di un Giardino degli Aranci ed è qui che dovete considerare lo slow tourism: fermatevi a godervelo e ad ammirare la bellezza di questo spazio raccolto. Su un lato si staglia la Giralda, il campanile che fu minareto e che caratterizza lo skyline cittadino; se vi sembra familiare sì, è il gemello del minareto della Moschea della Koutoubia di Marrakech: i legami tra l'Andalusia e il Marocco sono millenari e le influenze tra le due rive dello Stretto sono evidenti nell'architettura, nella vegetazione, nella gastronomia. Salire sulla Giralda è facile, grazie alle rampe che sostituiscono i tradizionali scalini, e il panorama che si gode da lassù è magnifico: il Guadalquivir, le cupole barocche e i tetti piani, pieni di antenne, la Plaza de Toros, il grattacielo di Cajasur e il Parque de Maria Luisa, la città ai vostri piedi.


Sull'altro lato di plaza del Triunfo ci sono i Reales Alcázares, delimitati da possenti mura merlate anche intorno ai loro giardini. Per visitarli, alla biglietteria ci sono le audioguide in italiano e ve le consiglio. Il Patio de Muñecas, il Salón de Embajadores e il Patio de las Doncellas sono magnifici esempi di architettura mudéjar e già da soli varrebbero la visita, ma io non smetto mai di stupirmi davanti ai grandiosi arazzi fiamminghi del Salón de los Tapices e passerei ore nei giardini, dove la vegetazione rigogliosa si alterna a fontane, vie d'acqua e piccoli padiglioni. Anche qui, siate fans dello slow tourism.


L'uscita dei Reales Alcázares è nel Patio de Banderas, uno di quei posti da cui si scorge la Giralda, al di sopra delle mura merlate, e non ci si stancherebbe mai di fotografarla (io, per lo meno, non mi stanco mai). Il Patio de Banderas è già Barrio de Santa Cruz, il quartiere più turistico e più famoso di Siviglia, con le sue casette bianche, i suoi patios di fiori e fontane, i suoi balconcini in ferro battuto e le sue plazuelas, piazzette, di fontane con azulejos (mattonelle) colorati, aiuole e aranci; in realtà il Barrio è un falso dell'inizio del XX secolo, ma ricostruisce perfettamente lo stile e lo spirito delle antiche Juderías andaluse e fermarsi al fresco di plaza de Doña Elvira, fare una foto alla croce di plaza de Santa Cruz e cenare in uno dei ristoranti di queste piazzette o di plaza de los Venerables è sempre una bella idea; nel Barrio ci sono anche due dei posti migliori per assistere a spettacoli di flamenco, il Tablao Flamenco Los Gallos (plaza Santa Cruz) e la Casa del Flamenco (calle Ximénez de Enciso 28). Che stiate entrando o uscendo da Santa Cruz, cercate sempre di passare da Mateos Gago perché nessun posto vi regalerà vista migliore della Giralda.


Visitati il Barrio, la Cattedrale e i Reales Alcázares, è tempo di spostarsi, meglio se verso il centro della città. Da plaza San Francisco si sale alla chiesa del Salvador, che si affaccia sull'omonima piazza, stupisce per la sua facciata rosa e all'interno sorprende per il suo barocco rigoroso, più che rigoglioso. La plaza del Salvador è una delle preferite dai sivigliani per fare tardi e per fare shopping: di qui partono calle Cuna e calle Córdoba, la delizia per gli appassionati di scarpe, le troverete di tutte le fogge e di tutti i colori, non per niente qui ci sono i negozi preferiti delle signore che, con in mano il tessuto del prossimo traje de flamenca, cercano le scarpe da abbinare per la Feria de Abril (idem per la stagione BBC, Battesimi, Matrimoni, Comunioni, veri e propri eventi sociali in città). Lo shopping non può fare a meno delle vicine calle Sierpes e Tetuán, la prima più sivigliana, la seconda più internazionale, con i grandi marchi dell'abbigliamento, a cominciare da quelli della spagnola Inditex. Sia Sierpes che Tetuán (che cambia nome in O'Donnell) terminano alla Campana, il cuore pulsante di Siviglia, dove si va a vedere e a farsi vedere (per questa funzione la sosta d'obbligo è lo storico Bar della Campana). Dalla Campana potete salire verso plaza de la Encarnación e decidere cosa pensate delle Setas, moderna costruzione lignea che ha stravolto il volto della storica piazza sivigliana (qualunque sia la vostra opinione sull'impatto nella piazza, salite su, avrete però uno dei panorami sivigliani più belli, consigliabile soprattutto al tramonto! Al piano sotterraneo, invece, i resti della Siviglia romana e araba), oppure potete scendere verso il Guadalquivir, con una sosta nella plaza del Museo, dove il Museo de las Bellas Artes vi offrirà una delle più importanti collezioni d'arte spagnole, seconda solo a quella del Prado di Madrid. Poi perdetevi lungo le rive del fiume, che sanno come far scorrere lento il tempo.


Sull'altro lato c'è Triana, il quartiere dei gitani e dei marinai, vi si arriva attraversando il Puente de Triana, vi accoglie con il più bel mercato coperto cittadino e vi coinvolge con la magia della sua passeggiata lungo il fiume, con i sapori intensi dei ristoranti e delle tabernas, con i suoni del flamenco improvvisato in qualche locale. È il quartiere che più di tutti ha identità propria, non per niente quando attraversano il ponte i trianeros dicono vamos a Sevilla, ma è uno di quelli senza i quali non esisterebbe un'idea di sevillanidad.


Non lasciate Siviglia senza aver passeggiato nel fascinoso Parque de Maria Luisa, per salutare la plaza de España, padiglione semicircolare costuito per l'Expo del 1929 e sintesi dello stile mudéjar (personalmente non la amo, ma è un must) e, soprattutto, il Museo Arqueológico, che conserva alcuni dei mosaici e delle statue più belli della vicina Itálica, dove nacquero Traiano e Adriano; è l'unico Museo sivigliano che visito tutte le volte, per il senso di grandiosità che Roma sapeva trasmettere nelle sue province. E, soprattutto, non lasciatela senza aver salutato le sue Esperanzas, la Esperanza de Triana e la Esperanza de la Macarena, le due Vergini venerate in città con un ardore che neanche il Betis e il Sevilla durante il derby. Nella Basilica de la Macarena e nella Capilla de los Marineros, davanti ai loro volti enigmatici e comprensivi, potrete sentire l'anima di Siviglia come in pochi altri posti.


La prrossima domenica, il post sulla Siviglia da scoprire, nei suoi quartieri meno noti, nelle sue chiese meno visitate e nelle sue piazze più vivaci.